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GESCHREVEN DOOR

Marta Barone

(IT)

VERTAALD DOOR

Sander Grasman

(NL)

Marta Barone - 5

14 November 2021

È difficile scrivere queste righe in questo momento; di nuovo un momento di incertezza assoluta, dopo l'ubriacatura dei giorni del festival. Proprio perché è così difficile e vagamente assurdo, voglio provare a scrivere quello che avevo in mente prima. Per combattere l'assurdità, o starci dentro a occhi bene aperti. Nei giorni scorsi sono stata nei Paesi Baschi per un altro festival. La donna che mi ha presentata a un incontro con il pubblico è una scrittrice, mi hanno raccontato, che è stata tra i primi, e la prima donna, a portare la modernità nella lingua basca, alla fine degli anni settanta, quando la dittatura morente non sapeva più come schiacciare le persone che usavano una lingua proibita (a costo della prigione) da quando il regime era stato instaurato, e soprattutto non sapeva come comportarsi con una cosa così strana come una donna che scriveva, che scriveva in basco, e che scriveva anche dei bei libri, dei libri che sono diventati importantissimi. Il basco, da quarant'anni, era quasi una lingua morta, la sua conservazione appannaggio della destra: scegliere di scrivere in quella lingua era un atto politico forte e anche un modo di strappare la tradizione all'estrema destra e riportare nella lingua più antica d'Europa – così mi hanno detto – un soffio nuovo. Riprendersi le parole come atto di libertà. Il nonno di un'interprete che mi accompagnava, che parlava solo basco, quando avevano cominciato ad arrestare la gente per il solo fatto di usarlo aveva smesso del tutto di parlare con il figlio, il padre dell'interprete, per sempre. Se non per qualche frase smozzicata in uno spagnolo che conosceva a malapena. Non parlare più con chi ami, per sempre, perché la paura è troppo forte. È qualcosa di inimmaginabile. Non riuscivo a smettere di pensarci quella notte. Avevo la camera dell'albergo affacciata sul mare e sentivo il suo rombo dietro le tende e pensavo al padre, al figlio, alle donne con cui avevo parlato e alle loro storie personali e alle lingue e alla vita. Per questo, più che mai, mi sembra che l'esperienza di Crossing Border, tutto il lavoro sull'incontro tra autori di luoghi diversi, sullo scambio, tutta l'importanza data alla traduzione anche dallo European Literature Prize, sia non solo bellissima, ma fondamentale. Avevo scritto assonnata nel mattino di Schiphol quanto la sera finale dei reading con i miei compagni di The Chronicles sia stata straordinaria, quanto vedere all'improvviso emergere dalle persone il loro mistero, la loro luce, le loro ombre, le loro profondità e la forza delle loro parole sia stato emozionante. Lo sento ancora di più, dopo il passaggio a Donostia. L'importanza delle storie e delle scritture di tutti, delle differenze e dell'allargamento della visione a tutti i mondi possibili. Leggerò i loro libri, se verranno tradotti almeno in inglese o in francese, e leggerò chi è già stato tradotto o ha scritto in inglese. È stato bello stare insieme in quel modo, tutti insieme, traduttori compresi, anche se per così poco e a sprazzi. È stato bello leggere quanto fossero incredibilmente diversi i racconti del giorno di ognuno (il famoso esperimento sulla percezione). È stato così bello che non si può dire che con parole semplici e molto banali, forse sentimentali. Grazie di tutto, e in bocca al lupo.

WAT HEEFT DIT VERHAAL GEÏNSPIREERD?

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