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GESCHREVEN DOOR

Marta Barone

(IT)

VERTAALD DOOR

Sander Grasman

(NL)

Marta Barone - 4

7 November 2021

Sono le sei e quarantaquattro del mattino e sono a Schiphol, in attesa del mio aereo per ripartire. Fra meno di tre giorni sarò di nuovo qui, di passaggio, per una coincidenza per Bilbao - verso un altro festival, Literaktum, a Donostia-San Sebastián. Sembra incredibile, e in effetti lo è. Spero che la vita non s'interrompa di nuovo.

Ieri è stata una giornata bella, di visi e incroci - editori olandesi, editori spagnoli di passaggio, persone del mondo editoriale italiano, la mia magnifica traduttrice olandese, tutti, mi è sembrato, molto felici di trovarsi lì, elettrizzati da qualcosa che forse non era solo un bel festival ma la normalità - e persino un giovane amico che non vedevo né sentivo da anni ed è ricomparso dal passato, o meglio, dalla cittadina vicino all'Aia dove vive, per prendere un tè insieme tra una cosa e l'altra nel pomeriggio freddo e grigio, e così, per una bizzarra coincidenza, ho avuto anche questo, come se davvero mi stessero tornando tra le dita centinaia di cose sfilacciate e perdute e avessi l'occasione di riafferrarle, in parte. Poi è arrivata la sera, e finalmente è successo quello che aspettavo da prima del festival. Per una serie di ragioni (reading sovrapposti, presentazioni che sfortunatamente mi sono persa per incontri concomitanti) non avevo avuto modo di vedere e sentire prima i miei compagni e le mie compagne di The Chronicles "in scena", e con l'incontro collettivo di ieri infine è avvenuto. Certo, in buona parte ha ragione Pajtim Statovci quando dice che le conversazioni più interessanti sulla scrittura avvengono nel "backstage", soprattutto quando sono casuali e nascono in modo erratico da un altro discorso per poi prendere un percorso tutto loro, ma mi sono resa conto di quanto avessi bisogno anche di questo. Le persone che avevo incrociato negli ultimi giorni, con cui avevo parlato molto o scambiato solo qualche convenevole, le persone con cui mangiavo panini e discutevo del contenuto dei panini oppure, totalmente a caso, di politiche sull'immigrazione o dell'importanza di non assumere il ruolo di vittima quando scrivi e poi di nuovo sciocchezze e battute e modi di dire nelle varie lingue eccetera eccetera, queste persone adesso vagamente familiari andavano lì - traduttori compresi - e all'improvviso si trasfiguravano. Non che la quotidianità non fosse piacevole e non contenesse un sacco di cose. Ma quello che stava succedendo era incredibilmente più potente. All'improvviso, le persone parlavano di ciò che avevano scritto e finalmente potevo ascoltare almeno una traccia dei loro mondi, e poi, sul palco, circondati dal buio, con le loro parole in inglese che scorrevano dietro, leggevano, nella loro lingua, con il loro timbro, il ritmo del loro fraseggio, ed era un sortilegio. All'improvviso da quei corpi vicino ai quali ero semplicemente stata scaturiva qualcosa di fortissimo, lampi veloci su ferite immense, su intere vastità esistenziali e di spirito, su umorismi e stranezze e segreti e tenerezze e dolore, e questo sortilegio era la scrittura. Le persone risplendevano, fiorivano nel loro nuovo raggiante mistero. Dopo uno dei reading degli altri sono dovuta uscire per un paio di minuti a respirare e a bere un bicchier d'acqua, tanto quelle due, tre dozzine di frasi mi avevano spazzata via. Sono rientrata subito per non perdermi il resto. Finalmente li e le vedevo davvero. Era quello che desideravo dall'inizio. E anche i traduttori dicevano cose argute e interessanti che li svelavano, mostravano qualcosa di loro (c'era un doppio livello per me lì, dato che sono una traduttrice anch'io). E quando sono andata a parlare di Verzonken Stad e poi ho letto la parte che avevo scelto, in italiano, cercando inutilmente di vedere gli spettatori di fronte a me nel buio, ho sentito che stava accadendo lo stesso. Pronunciavo le mie parole, come una cascata conosciuta, ed era la mia scrittura, ed ero io. Ieri sera c'è stato qualcosa di meraviglioso: una sorta di rivelazione, ed era la nostra scrittura, ed era una verità.

WAT HEEFT DIT VERHAAL GEÏNSPIREERD?

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