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GESCHREVEN DOOR

Marta Barone

(IT)

VERTAALD DOOR

Sander Grasman

(NL)

Marta Barone - 3

6 November 2021

Ho pensato molto ai confini oggi. Per il nome del festival, perche domani torneranno nuove restrizioni per il Covid – che non smette di infestarci, come a ricordare di non essere un ricordo, ma una presenza – e perche siamo qui, felici, e pochi minuti fa ho parlato con Pajtim e Tobi del fatto di essere qui e del fatto di essere liberi – quando in realta, come dicevamo a pranzo, i “confini” non sono affatto una cosa giocosa o una liberta di intellettuali che vagano per l’Europa, che il fatto di essere qui e un privilegio, e non per via della pandemia e della liberta che ci e stata tolta per un po’ di tempo – perche siamo liberi davvero. Oggi ancora una volta ho camminato per la citta a caso, fin quasi a sfinirmi; e un’abitudine che ho, ho bisogno se non di capire il posto in cui sono (come capirlo in poche ore?) almeno di vedere qualcosa, di attraversare le strade che non sono solo quelle del centro ma anche quelle collaterali, le strade degli abitanti, delle scuole, dove non succede niente e tu scompari, sei solo un osservatore neutro. Ho incrociato Chinatown, ho incrociato un canale, ho incrociato un parco e sono stata tra gli alberi e le fogliee il fango, non c’era quasi nessuno, e mi piaceva. Non pioveva, e soprattutto ho osservato la luce. Sono ossessionata dalla luce. Stasera c’era il reading dal mio libro per il festival. Nelle prime pagine parlo di me in una citta sconosciuta che cammino, e penso che a questo punto sia una sorta di topos del mio pensiero, il cammino stesso e il guardare le citta, e c’era una parte sulla luce che cambiava sulle facciate con il tempo meteorologico, e ho ripensato a me sperduta all’Aia, che non guardavo nemmeno la mappa ma semplicemente vagabondavo e ripetevo quella stessa esperienza; osservavo la luce, quella luce di vetro cosi tipica delle citta del nord Europa, che cambia ogni secondo col fuggire delle nubi, una luce particolarmente struggente dopo una certa ora perche e cosi netta e cosi volubile e malinconica allo stesso tempo. Ho pensato: forse e questa l’ossessione della mia vita, le citta e i loro abitanti, la luce che cambia sulle facciate dei loro edifici piu che gli edifici stessi, la vita mutevole che incontro? Non lo so, perche sono davvero in un momento in cui non capisco dove vado e dove va la mia scrittura, ma mi rendo conto che sono sempre un osservatore, che preferisco ritrarmi dalle cose e camminare e guardare piu che partecipare agli eventi. Di nuovo oggi, mentre parlavo di me, non sapevo chi ero e chi stavo descrivendo. Eppure parlo con persone che scrivono di cambiamenti e di nuovi se stessi, e tutto in qualche modo va a coincidere in modo strano, affascinante. Parlerai della luce, nel tuo pezzo di stasera? Ha chiesto la mia editor olandese. Non sapevo cosa risponderle. Stasera ho parlato di cosa ho scritto davanti a un pubblico nuovo, ho dovuto spiegare ancora una volta cosa intendo per fantasmagoria rispetto al mio romanzo, cosa volevo scrivere, come intendevo farlo, ho letto parole scritte tanti anni fa, in un tempo che mi sembra lontanissimo eppure e ancora vicino perche gli somiglio, e perche le parole che ho scelto sono ancora quelle che sceglierei ora. Tante cose importanti si sono succedute in poche ore. Ma era la luce che contava, o il fatto che potessi guardarla? Che avessi la possibilita di aver attraversato un confine, molti confini, nonostante tutto, e di camminare libera e indisturbata e aliena in una citta aliena? Oggi ho pensato molto ai simboli, a come io abbia vissuto simbolicamente questa liberta, questo viaggio, che non era affatto simbolico in realta, era davvero, in un certo senso, una liberazione e un ritorno alla vita, e al romanticismo di cui ammantiamo le cose che diamo per scontate, e a chi e davvero oltre i confini e forse non puo superarli. Ho pensato a loro, sentendomi inetta, mentre camminavo, e mi sono chiesta da qualche parte ci sara qualcuno che mentre attraversa boschi gelati per oltrepassare un confine che e salvezza, che e vera salvezza, che potrebbe respingerlo, da qualche parte ci sara qualcun altro che alza lo sguardo e nota un particolare, un dettaglio, la luce su un albero innevato? Ha importanza che lo noti? Uno stormo di uccelli migratori, come un segno, e passato in quel momento sopra la strada su cui stavo camminando. Ha creato un bellissimo disegno, per qualche istante, nell’aria. E ancora una volta mi sono chiesta come lo guardavo io, nel mio vecchio parka, bighellonando per una citta sconosciuta, e come avrebbe potuto guardarlo qualcun altro, e se l’avrebbe guardato. Ma stavolta non pensavo alla scrittura. Pensavo agli altri, oltre i confini veri. E tutto questo, stranamente, si intreccia con la storia di mio padre cui ho accennato stasera prima del reading. Tutto si interseca. E la verita e che, nonostante tutto, nonostante questi pensieri collaterali che mi tormentano, mi mordono ai lati, la luce resta importante. Scriverai della luce? L’ho fatto, forse.

WAT HEEFT DIT VERHAAL GEÏNSPIREERD?

Parlerai della luce?

Marta Barone

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7 November 2021

Marta Barone - 4

Sono le sei e quarantaquattro del mattino e sono a Schiphol, in attesa del mio aereo per ripartire. Fra meno di tre giorni sarò di nuovo qui, di passaggio, per una coincidenza per Bilbao - verso un altro festival, Literaktum, a Donostia-San Sebastián. Sembra incredibile, e in effetti lo è. Spero che la vita non s'interrompa di nuovo.

5 November 2021

Marta Barone - 2

Zie The Chronicles live tijdens Crossing Border 2021